
La poesia non è un lusso
Audre Lorde e la forza originaria della poesia
Milena Rampoldi
Introduzione di Silvio Talamo
Quando Milena Rampoldi mi ha mandato il suo saggio su Audre Lorde, il mio primo pensiero è stato che forse EXIT non fosse la rivista giusta per un testo del genere. Un intervento così apertamente militante avrebbe potuto trovare spazio più facilmente altrove, in contesti direttamente legati alla riflessione politica o al femminismo.
Il secondo pensiero però ha subito preso il posto del primo: forse oggi ci vorrebbe una Audre Lorde anche per gli uomini.
Audre Lorde, poetessa afro-americana attiva soprattutto negli anni Settanta, ha cercato per tutta la vita di mostrare che la poesia non è un ornamento della cultura, ma una forza originaria dell’esperienza. Non un lusso, appunto, ma una necessità.
Per Lorde la poesia nasce dall’attenzione alla propria biografia: un movimento di auto-riflessione che può trasformare la vita e aprire nuove possibilità di azione. La creazione poetica permette di trasformare l’intuizione in gesto, l’immaginazione in realtà. La poesia appare così insieme come illuminazione e come movimento dinamico.
Il saggio che segue entra proprio in questo punto: nel momento in cui la parola poetica smette di essere un semplice esercizio estetico e diventa uno strumento di conoscenza, di trasformazione e di libertà.
Silvio Talamo
La luce e l’origine della poesia
Il punto di partenza delle riflessioni di Lorde sulla poesia — che non è un lusso ma una necessità — è l’immagine della luce: una luce capace di interrogare la nostra vita e di aprire la possibilità del cambiamento. Per Lorde la poesia nasce dall’attenzione alla propria biografia: un’auto-riflessione che ha un’influenza diretta sulla nostra vita e sul suo potenziale di cambiamento. “La qualità della luce con cui mettiamo in discussione la nostra vita influisce direttamente sul prodotto che viviamo e sui cambiamenti che vogliamo apportare attraverso quelle vite.
” La creazione poetica permette di trasformare l’intuizione in azione: la poesia appare così insieme come illuminazione e come movimento dinamico. “È in questa luce che plasmiamo quelle idee con cui perseguiamo e realizziamo la nostra magia. Si tratta di poesia come illuminazione, perché attraverso la poesia diamo un nome a quelle idee che sono senza nome e senza forma fino alla creazione della poesia e stanno per nascere, sebbene vengano già sentite in anticipo”.
Esperienza e conoscenza di sé
La poesia è il risultato dell’esperienza femminile che genera pensieri. I sogni femminili generano i concetti, mentre le idee sono il risultato dei sentimenti e la comprensione è il risultato della conoscenza. La conoscenza femminile di sé porta al riconoscimento della forza primordiale femminile. Lorde parla dell’“intimità della prova”, un momento in cui la donna è chiamata ad attraversare la paura e il silenzio per riconoscere la propria voce.
Il luogo oscuro della forza creativa
La poesia ricollega la donna al cosiddetto “luogo oscuro” ove si trova la forza primordiale dell’anima femminile. La poesia diviene dunque nel pensiero della Lorde l’essenza del coraggio per tutte le donne nella loro biografia collettiva. Le donne attivano le proprie forze originarie, i potenziali sopravvissuti grazie all’oscurità. All’inizio l’autrice affronta la tematica della luce esterna che interroga la nostra vita, mentre in un secondo momento ci presenta un’oscurità interna in cui si cela la nostra forza creativa.
Dialettica e conflitto
Ed è a questo punto che entra in gioco la donna nera, emarginata e in lotta, contrapposta alla donna bianca e superficiale. L’autoaffermazione della donna nera prospera in questa dialettica radicale, rifiutando la “modalità europea”. Non si tratta di un processo psicologico e cognitivo, ma di potere e conoscenza che generano azioni che cambiano la biografia collettiva femminile. Per Lorde la poesia femminile nera è una “rivelazione dell’esperienza”, mentre la tradizione poetica dominante viene criticata come un gioco linguistico privo di radicamento nella vita. Ma non si tratta solo di tensione dialettica tra bianco e nero, ma anche tra uomo e donna.
La poesia come azione
La poesia diventa così compito, vocazione e necessità esistenziale: non un lusso, ma una dimensione vitale dell’esistenza delle donne. La luce è il prodotto della poesia. In questa luce noi donne ancoriamo le nostre speranze e i nostri sogni che generano poi azione e cambiamento. La poesia produce uno sconvolgimento radicale: trasforma la biografia e modifica il modo in cui le donne percepiscono se stesse, non più come vittime ma come soggetti capaci di agire. Esiste dunque un legame indissolubile tra pedagogia femminile della forza primordiale e terapia della poesia. Entrambe partono dalla luce dell’autoriflessione, sfociando poi nella conoscenza di sé e nell’affermazione della forza primordiale della donna, che si trasformano in azione e sconvolgimento dei rapporti sociali di emarginazione, oppressione e discriminazione. “Gli orizzonti estremi delle nostre speranze e delle nostre paure sono lastricati dalle nostre poesie, scolpite dalle esperienze rupestri della nostra vita quotidiana”. Le speranze e le paure femminili sono dure come rocce. Perché le esperienze femminili sono esperienze scolpite nella roccia. E la poesia femminile è capace di intagliare le rocce. A questo punto l’autrice aggiunge un altro termine, quello del presupposto, unito alla conoscenza. Ogni donna è parte di una storia di femminilità e allo stesso tempo di oppressione ed emarginazione della forza primordiale del femminile. Le idee più radicali seguono lo sconvolgimento e il cambiamento attraverso un’azione significativa. Questa dimensione del significato però non è un dono, ma il risultato di un processo di dotazione semantica. Mediante la mia poesia attribuisco un significato a delle cose che prima non sembravano averne, perché spaventavano ed erano incomprensibili. “Al momento potrei citare almeno dieci idee che una volta avrei considerato insopportabili o incomprensibili e spaventose se non avessero seguito i sogni e le poesie”.
La poesia come struttura della vita
La poesia non rimane confinata nella fantasia: diventa azione e, come scrive Lorde, è “l’architettura dello scheletro della nostra vita”. Poesia significa potenziale credibile e dunque vita. Ci opponiamo alla morte delle donne come unità collettiva. Le donne vengono costantemente accusate, ma soprattutto vengono considerate inferiori e deboli, infantili, sensuali e troppo poco universali. Ed è l’azione a generare la trasformazione femminile. L’azione non è secondo la Lorde né “temporanea” né “reattiva”. Non reagisco, ma agisco. La mia azione è radicale e costante e provoca il mio cambiamento autentico. La donna nera grazie alla sua azione supera il dettame cartesiano “Cogito, ergo sum”, sostituendolo con il motto delle madri-poetesse nere “Sento, quindi posso essere libera”. Questa libertà, frutto del movimento rivoluzionario delle donne, non si esprime solo nel linguaggio poetico, ma viene anche ancorata in esso. Il riferimento alle madri nere ci porta dunque all’utopia futura dell’autrice. Se vivo come madre, mio figlio vive. Se sogno come madre, mio figlio sogna perché viene nutrito in modo autentico. La dimensione onirica simboleggia l’alimento della nuova generazione. La salvezza non viene mai dalla ragione, ma dall’autoriconoscimento e dal coraggio di agire in modo creativo e di osare. L’azione “eretica” e coraggiosa e la realizzazione dei sogni sono ciò di cui la nostra generazione femminile ha bisogno. E questo cambiamento avviene attraverso la poesia, che colma le paure e traduce in realtà le speranze. In questo contesto si colloca anche la messa in discussione radicale del capitalismo come “disumanizzazione istituzionale”. Tuttavia, la forza primordiale della donna le ha permesso di sopravvivere perché è poetessa. Lorde sottolinea nuovamente come i sogni e la libertà siano collegati in modo indissolubile. E questi sogni e questa libertà si ritrovano nelle poesie, “che ci danno la forza e il coraggio di vedere, di sentire, di parlare e di osare”. Il cerchio si chiude con la riflessione finale dell’autrice sull’impossibilità di una visione della poesia come lusso. “Se ciò che dobbiamo sognare per muovere la nostra mente nel modo più profondo e diretto verso e attraverso la promessa è un lusso, allora abbiamo abbandonato il nucleo – il pozzo – della nostra forza, della nostra femminilità, sì, il futuro dei nostri mondi”. In questa prospettiva la poesia non è evasione ma struttura della vita stessa: un gesto che permette di affrontare la paura, immaginare nuove possibilità e trasformare l’esistenza.
Le citazioni di Audre Lorde sono tratte dal saggio Poetry Is Not a Luxury (1977).

